Daft Punk: “L’ultima cosa che vorremmo è essere… dei robot”

Written by on 16 June 2023

Parla Thomas Bangalter. Che dice: “Le paure della recente e intensa diffusione dell’intelligenza artificiale sono una delle cause del nostro divorzio”

Sono passati più di due anni da quando il leggendario duo francese ha detto addio alla propria collaborazione decennale. In una nuova intervista rilasciata alla radio britannica BBC, Thomas Bangalter ha rivelato che le paure della recente e intensa diffusione dell’intelligenza artificiale è una delle cause che ha maggiormente contribuito alla separazione. L’ex Daft Punk ha osservato che quando entrò in scena per la prima volta negli anni ’90, la coppia, co-fondata con Guy-Manuel de Homem-Christo, era un “progetto che tentava di offuscare il confine tra realtà e finzione attraverso personaggi  che richiamavano le figure di robot”.

Negli anni successivi, tuttavia, il confine tra uomo e macchina ha fatto sembrare l’album e la title track della band ‘Human After All’, con il singolo ‘Robot Rock’ come apripista, più un grido di battaglia, un proclama, una presa di posizione piuttosto che un successo dalle sfumature fantascientifiche. “È stata un’esplorazione partita dalle macchine e che ci ha poi allontanato man mano da esse”, ha detto Bangalter sempre a BBC. “Amo la tecnologia come strumento, tuttavia sono in qualche modo terrorizzato dalla natura del rapporto tra le macchine e noi stessi”.

Bangalter ha detto che la sci-fi è sempre stata nel suo cuore partendo da ‘2001: Odissea nello spazio’ di Stanley Kubrick, uno dei suoi film preferiti perché il regista ha posto dei fondamentali quesiti al mondo, in un periodo, il 1968, cruciale; domande diventate tra l’altro sempre più rilevanti col trascorrere degli anni. In effetti, la sensibilità algoritmica, come il computer di bordo del lungometraggio in questione, HAL 9000, “è diventata sempre più preoccupante”. Bangalter rincara e precisa: “Per quanto ami interpretare dei personaggi, l’ultima cosa che vorrei essere, nel mondo in cui viviamo, oggi, nel 2023, è un robot”.

Bangalter ha infine aggiunto: “L’AI sta ponendo esattamente la domanda che dobbiamo farci tutti noi sulla tecnologia e sull’obsolescenza dell’uomo. Le mie preoccupazioni per l’ascesa dell’intelligenza artificiale vanno oltre il suo uso nella creazione musicale. Per il dj e produttore francese l’idea e l’esposizione pro-tecnologica e artista dei robot era da considerare “quasi come un’installazione artistica di Marina Abramović durata per… vent’anni”.


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